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Economia

Walmart, il colosso da 713 miliardi che chiacchiera con te tramite uno chatbot di nome Sparky

Di Redazione · 06 Giugno 2026 · 5 min di lettura

Vi racconto del gigante più grande del mondo, che dopo aver venduto di tutto a tutti, ora ha deciso di vendere anche un’intelligenza artificiale che ti ricorda di comprare la carta igienica

Reggetevi forte, perché qui ci sono cifre da capogiro. L’azienda più grande al mondo per fatturato non è Apple. Non è Microsoft. Non è nemmeno Amazon, per quanto possa sembrare l’unica risposta ragionevole a un quiz da pub. È Walmart, la catena di supermercati americani fondata nel 1962 da un certo Sam Walton, che adesso fattura 713 miliardi di dollari l’anno. Settecentotredici. Miliardi. Per dare un’idea, è più del PIL di Paesi come la Svizzera, il Belgio o la Norvegia. Una compagnia da sola vale tre nazioni intere.

I numeri che fanno venire il capogiro

Mettiamoci comodi e snoccioliamo qualche dato per capire di che bestia stiamo parlando. Walmart ha 10.750 negozi sparsi in 19 Paesi, 2,1 milioni di dipendenti, e ogni settimana 270 milioni di clienti che entrano in uno dei suoi supermercati (per inciso: 270 milioni di persone sono quasi cinque volte l’intera popolazione italiana). I dipendenti sono talmente tanti che, se Walmart fosse un esercito, sarebbe il secondo più grande del mondo, subito dopo quello cinese. Il primo, peraltro, è già loro cliente: Walmart è il principale importatore di prodotti made in China del pianeta. Un cerchio che si chiude, in modo non proprio rassicurante.

Sparky: l’assistente AI che ti tratta come una nonna tratterebbe il nipote

Adesso veniamo alla rivoluzione interessante. Walmart, nel 2025, ha presentato il suo agente di intelligenza artificiale e l’ha chiamato Sparky. Sì, come il cane dei cartoni animati. Sparky, in pratica, è uno chatbot evoluto integrato nell’app, che però fa cose decisamente preoccupanti dal punto di vista del libero arbitrio. Se compri la stessa marca di yogurt ogni settimana, Sparky se ne accorge e ti propone di metterla nel carrello da solo. Se hai prenotato un’appuntamento per le gomme dell’auto, ti scrive il giorno prima per ricordartelo. Se hai una prescrizione medica pronta, ti dice di andarla a ritirare. Una specie di mamma digitale, ma fatta di codice.

La strategia di Walmart, peraltro, è quanto di più diverso dalla classica Silicon Valley si possa immaginare. Mentre Amazon costruisce tutto in casa con il suo “giardino murato”, Walmart fa l’esatto contrario: ha firmato partnership aperte con OpenAI e con Google Gemini contemporaneamente. Tradotto: l’AI del supermercato funziona con tutti i cervelli artificiali disponibili sul mercato. Una specie di sushi all-you-can-eat dell’intelligenza artificiale.

Il colpo di teatro: Walmart si trasferisce nel mondo della tecnologia

Notizia che ha lasciato gli analisti senza parole, a inizio 2026: dopo decenni a Wall Street, Walmart ha spostato le sue azioni dalla Borsa di New York al NASDAQ, la piattaforma delle aziende tecnologiche dove vivono Apple, Microsoft e Google. Un trasloco simbolico potentissimo. Walmart, di fatto, ha smesso di considerarsi una semplice catena di supermercati e ha cominciato a presentarsi come una società tecnologica. Quasi a dire: “siamo grandi quanto Apple, smettetela di chiamarci ipermercato”.

E sempre nel febbraio 2026, dopo undici anni, il CEO Doug McMillon ha passato il testimone a John Furner. Cambio della guardia in mezzo a una guerra tecnologica. Furner ha dichiarato l’obiettivo: portare le vendite online dal 19% attuale al 50% del fatturato totale entro cinque anni. Una sfida titanica, considerando che il loro principale concorrente in quel campo si chiama Amazon.

Curiosità da snocciolare alla prossima cena

Ed ecco un po’ di chicche dal mondo Walmart che faranno la tua felicità al prossimo aperitivo. La famiglia Walton, eredi del fondatore Sam, ha un patrimonio stimato in oltre 270 miliardi di dollari, più di Bezos e Musk messi insieme (quasi). Walmart vende circa il 30% di tutti i deodoranti, dentifrici e shampoo venduti negli Stati Uniti: praticamente, decide l’igiene nazionale. Ogni Black Friday, dentro un Walmart americano, succedono mediamente una rissa, due ambulanze e tre video virali su TikTok. E sembra che nei magazzini di Walmart girino già migliaia di robot autonomi: alcuni preparano gli ordini, altri puliscono i pavimenti, altri ancora controllano le scaffalature. Gli umani, intanto, vengono progressivamente sostituiti dove possibile. Allegro futuro, allegro presente.

Morale (con scontrino chilometrico)

La verità è che Walmart non è più solo un supermercato. È un ecosistema, un Paese, un’entità che possiede negozi, magazzini, app, intelligenza artificiale, robot, satelliti per le previsioni della logistica, perfino farmacie e cliniche mediche. Una specie di Stato sovrano travestito da ipermercato. E mentre noi italiani ci chiediamo se il pomodoro al supermercato sotto casa è davvero italiano, dall’altra parte dell’oceano ce n’è uno che muove 713 miliardi di dollari l’anno e parla con i clienti tramite un’AI che si chiama Sparky.

Forse, alla fine, il vero futuro non è la macchina volante né la vacanza su Marte. È un chatbot che ti scrive il martedì sera per ricordarti che è ora di comprare la carta igienica. Romantico no, comodo sì. Inquietante? Decidi tu.

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