Da Bologna a Padova, da Lodi a Trieste: milioni di euro di redditi mai dichiarati, partite IVA aperte d’ufficio, oro in cassaforte e una “tassa etica” del 25% che quasi nessuno sapeva di dover pagare. Il problema è che ora sono le piattaforme stesse a fare la spia.
Per anni la convinzione è stata più o meno questa: se i soldi arrivano da una piattaforma straniera, finiscono su un conto estero e riguardano contenuti che a cena di Natale non si nominano, allora in qualche modo non esistono. Spoiler: esistono. E ora esistono anche per l’Agenzia delle Entrate, che ha i tabulati.
L’ultimo conto è arrivato a Padova. Il 29 ottobre la Guardia di Finanza ha chiuso un anno di monitoraggio online con undici tra influencer, blogger e content creator completamente sconosciuti al Fisco e oltre tre milioni di euro di redditi non dichiarati. Libri, cosmetica, integratori e contenuti per soli adulti: generi diversi, meccanismo identico — abbonamenti, materiale esclusivo, sponsorizzazioni, monetizzazione delle visualizzazioni. Tutto regolarmente incassato, tutto regolarmente invisibile, finché le Fiamme Gialle non hanno ricostruito i pagamenti al netto delle commissioni trattenute dalle piattaforme. Sì, sanno anche quanto trattiene la piattaforma. A chi non ce l’aveva, partita IVA attribuita d’ufficio: un ingresso nel mondo degli adulti diverso da quello promesso nelle bio.
Non è un caso isolato: è una campagna nazionale
Padova è solo l’ultima tappa. A Bologna la Finanza ha recuperato oltre 11 milioni di euro da quattro influencer con circa cinquanta milioni di follower complessivi e cinque creator attivi su piattaforme per adulti. Tra loro anche nomi notissimi del web, che nella maggior parte dei casi hanno collaborato, accettato le contestazioni e versato quanto dovuto.
A Lodi, due ragazze tra i venti e i trent’anni hanno visto contestare oltre 250mila euro incassati tra 2021 e 2025: le donazioni dei fan arrivavano con bonifici sul conto personale, cioè il metodo meno furbo del pianeta. A Trieste, un creator con oltre centomila follower si è visto ricostruire circa 700mila euro tra OnlyFans e Fansly, mentre un’altra indagine nello stesso capoluogo ha colpito quattro creator per 244mila euro. A Rovigo, una ragazza aveva incassato oltre 270mila euro senza dichiararli, percependo nel frattempo 16mila euro di NASpI: tecnicamente disoccupata, statisticamente molto produttiva.
Il caso più cinematografico arriva da San Benedetto del Tronto: trentenne con 220mila follower, trasferita alle Canarie, conti in Lituania e Spagna, 160mila euro contestati e una cassaforte svizzera con oltre 70mila euro in oro fisico. A tradirla non è stato un pentito, ma il suo stesso profilo: il tenore di vita esibito online non tornava con i redditi dichiarati.
La “tassa etica”, la sorpresa che nessuno si aspetta
Qui arriva la parte che molti scoprono troppo tardi. Sui redditi da materiale pornografico esiste in Italia un’addizionale del 25%, introdotta nel 2006 e ribattezzata tassa etica (o “porno tax”). Si somma a IRPEF e IVA, e l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che si applica anche a chi è in regime forfettario. A Trieste sono stati contestati 60mila euro di sola tassa etica a un singolo creator. Tradotto: la stessa legge che storce il naso pretende comunque la sua quota, con notevole coerenza morale.
Il vero game over si chiama DAC7
Chi pensa che siano episodi isolati non ha capito cosa è cambiato. Dal 31 gennaio 2024, con la direttiva europea DAC7 (D.Lgs. 32/2023), sono le piattaforme a consegnare i dati all’Agenzia delle Entrate: nome, codice fiscale, IBAN, PayPal, Stripe, Revolut, flussi trimestrali. Basta superare 2.000 euro l’anno oppure 30 transazioni su una singola piattaforma e la segnalazione parte da sola. Quaranta donazioni da cinque euro? Segnalato. E anche il prodotto ricevuto in regalo per una story è reddito, valutato al prezzo di mercato: l’unboxing gratis non esiste.
Il Fisco, insomma, non deve più indagare: riceve il file, lo incrocia col 730 e spedisce la lettera. Chi è indietro ha ancora il ravvedimento operoso; chi aspetta rischia sanzioni dal 120 al 240% delle imposte, più i contributi INPS arretrati. In sintesi si possono fare contenuti di qualunque genere, ma il commercialista, ormai, è un follower che conviene avere.
