Da bacari segreti dove cucina Nicolas Cage in incognito a osterie che hanno un solo grande tavolo, piccola guida ai locali più curiosi della Serenissima
Premessa doverosa, prima ancora di parlare di seppie. Nessuno dei locali che troverai qui sotto ci ha pagato il caffè, né ci ha invitati a mangiare, né ci ha mandato un mazzo di fiori per essere citato. Anzi: la maggior parte di loro probabilmente scoprirà di essere finita su AgendaToday solo quando qualche cliente arriverà dicendo “mi manda quel famoso blog”. È pura ricerca editoriale, fatta a mano e con curiosità. Detto questo, partiamo.
Diciamoci la verità: mangiare male a Venezia è oggettivamente facile. Basta sedersi nel primo ristorante con la tovaglia rossa fuori da San Marco e in venti minuti hai pagato 80 euro per una spaghettata gommosa servita con sospetto sorriso. Ma se sai dove andare, la Serenissima diventa una delle città più sorprendenti d’Italia anche a tavola. Ecco i posti dove i veneziani veri ci vanno davvero, lontano dal triangolo dei turisti.
Le osterie storiche: quando un bacaro ha più aneddoti di un romanzo
Cominciamo da una chicca pazzesca. L’Osteria ai Assassini, tra Rialto e San Marco, ha visto passare il premio Nobel Dario Fo (che pare si sia cucinato da solo due uova in cucina), Vittorio Gassman, Paolo Rossi e perfino Nicolas Cage. Sì, proprio quel Nicolas Cage. Atmosfera vecchia Venezia, pareti che parlano di storie incredibili, cucina semplice e onesta.
Se invece vuoi sentirti veneziano, vai alla Cantina Do Spade vicino a Rialto. Esiste da oltre 500 anni (era già citata in un libro del 1488) e ti accoglie con una lavagna di ardesia dove ogni giorno scrivono i piatti consigliati, con tanto di aneddoto. I bigoli al nero di seppia qui sono leggenda. E i biscotti veneziani, ovviamente, vanno intinti nel vino dolce. È la regola.
I posti più curiosi: una pizza di laguna e un tavolo solo per tutti
E adesso le perle insolite. Strazzaria, nel sestiere di Santa Croce, non chiamatela mai pizzeria napoletana. Daniele, il titolare, l’ha definita “pizza di laguna”: una pizza che porta in cima i piatti tipici veneziani, dalle schie e polenta alle seppie in nero. L’abbinamento consigliato? Non pizza e birra, ma pizza e vino, possibilmente naturale. Geniale.
Ancora più strana: la Trattoria Alla Bomba, a Cannaregio, ha un unico grande tavolone da 28 posti dove mangiano tutti insieme. Sì, sconosciuti compresi. La cucina cambia ogni giorno e i prodotti arrivano dall’orto del comproprietario sull’isola di Sant’Erasmo, dove i ristoratori veneziani hanno fondato il bellissimo progetto “Osti in Orto”. Bistrot conviviale per chi ama fare amicizia con il dessert.
Quando vuoi strafare: alta cucina vista Canal Grande
Per le grandi occasioni, due nomi imprescindibili. Il primo è Glam, dentro Palazzo Venart sul Canal Grande, guidato dallo chef cinque stelle Michelin Enrico Bartolini con Donato Ascani in cucina. Alta cucina contemporanea, classici veneziani rivisitati, vista che vale da sola il prezzo del coperto. Il secondo è Estro, in Santa Croce, dove i fratelli Alberto e Dario Spezzamonte hanno costruito una cantina di oltre 700 etichette mondiali. I bigoli in salsa con carciofi di Sant’Erasmo sono il loro manifesto.
Cannaregio: il sestiere dove vanno i veneziani
Se vuoi mangiare dove i veneziani veri trascorrono i loro venerdì sera, punta su Cannaregio, il sestiere meno turistico. Vino Vero, aperto nel 2014, è uno dei posti più amati: tavoli a bordo canale, vini naturali e cicchetti espressi semplici e potenti (hanno aperto anche a Lisbona). Vini Da Gigio, in attività dal 1981, è il classico assoluto: terza generazione di famiglia, cantina monumentale (con tanta Francia), tagliolini con granceola da urlo.
E poi c’è Osteria Anice Stellato, vera istituzione del quartiere: puoi entrare alle due del pomeriggio e fare merenda con pane, burro e acciughe o un’insalata di nervetti. Una merenda da adulti.
La regola d’oro: cicchetti prima di tutto
Ultima nota fondamentale per chi non lo sapesse: a Venezia, prima di cena, non si fa l’aperitivo. Si fa il “giro di ombre”. Ovvero: si gira di bacaro in bacaro, si beve un’ombra (un bicchiere di vino) e si mangiano cicchetti. Quei piccoli stuzzichini sul bancone che costano un euro o due, vanno dalle sarde in saor al baccalà mantecato, dal mezzo uovo con acciuga alle polpette fritte. Da Cantina Do Spade, da Osteria Ruga di Jaffa, dall’Antica Mola: ovunque, basta seguire il flusso dei locali. Cena finita, portafogli quasi intatto, e una serata da raccontare a vita.
