Inchiesta golosa su un popolo che ha trasformato una tavoletta in identità nazionale
Facciamo un gioco. Pensa a un Paese di orologi precisi al millesimo, banche silenziose come confessori, treni puntuali al secondo e una calma esistenziale che farebbe innervosire un monaco buddista. Stai pensando alla Svizzera, vero? Bene. Quelle stesse persone composte, che salutano educatamente sui sentieri di montagna, ogni anno si scofanano 8,8 chili di cioccolato a testa. Nonni compresi, neonati compresi, vegani in crisi d’identità compresi. La Svizzera, signore e signori, non è esattamente come ce la raccontano.
Un podio che sa di cacao
Oro alla Svizzera, dunque. Argento all’Austria con 8,1 chili pro capite – e qui non possiamo non immaginare caffè viennesi dove la Sachertorte viene ordinata come da noi si chiede un bicchiere d’acqua. Bronzo per la Germania, 7,9 chili, perché evidentemente la precisione tedesca si applica anche al numero di pralline ingerite a colazione.
E noi italiani? Quattro miseri chili. Meno della metà degli svizzeri. Sì, fa male leggerlo. Ci facciamo vanto di essere il Paese della buona tavola, dei maestri cioccolatai – Domori, Venchi, Slitti, Modica, Perugina – e poi quando si tratta di metterselo in bocca davanti agli svizzeri ci limitiamo a un timido assaggio. È come avere Pavarotti in casa e cantare solo sotto la doccia.
Ma come fanno? Hanno il cioccolato nei rubinetti?
La domanda nasce spontanea. Otto chili l’anno significano, facendo due conti su un tovagliolo, circa 24 grammi al giorno. Tutti i santi giorni, senza saltarne uno. Il che apre scenari francamente inquietanti: lo svizzero medio, in questo preciso istante in cui stai leggendo, sta probabilmente sgranocchiando un quadratino di Lindt mentre fissa il Cervino con quella sua aria pensosa.
In effetti c’è una piccola cospirazione organizzata. Il Paese produce cioccolato in quantità industriali – Toblerone, Lindt, Nestlé, Sprüngli, suonano familiari? – ed esporta ovunque. Solo che, prima di esportarlo, si assicura di averne tenuto da parte abbastanza per sé. Una mossa di una furbizia disarmante: vendono al mondo la favola del cioccolato svizzero, e nel frattempo se lo godono tutto loro nei chalet.
La teoria scientifica più golosa di sempre
E qui arriva il momento più gustoso di tutta la faccenda. Qualche anno fa un cardiologo svizzero – ovviamente svizzero, chi altrimenti? – ha pubblicato uno studio sul New England Journal of Medicine sostenendo che esiste una correlazione tra consumo di cioccolato pro capite e numero di Premi Nobel vinti da un Paese.
Indovina chi è primo in entrambe le classifiche? Esatto.
Si dirà: correlazione non significa causalità, lo studio era un po’ burlone, forse non è il Toblerone a fabbricare i Nobel. Tutto giusto. Ma diciamoci la verità: vuoi davvero rischiare? Vuoi essere quello che, per principio, ha rinunciato al Nobel per risparmiare sul cioccolato? Non credo proprio.
Il piccolo enigma elvetico
Resta un mistero che né la scienza né il buon senso riescono a spiegare. Come fanno gli svizzeri a essere contemporaneamente il popolo più mangione di cioccolato del pianeta e uno dei più magri, atletici e longevi d’Europa? Come si sciano interi ghiacciai con due chili di praline nello stomaco? Come si fa montagna a 3000 metri dopo aver fatto colazione con il Toblerone?
Le ipotesi sono tre. Prima: il freddo aiuta a bruciare calorie, e in Svizzera di freddo non manca mai. Seconda: hanno un metabolismo segreto custodito in un caveau di Zurigo, accessibile solo con codice cifrato e foto di passaporto. Terza, la più probabile: hanno semplicemente capito qualcosa che noi continuiamo a ignorare – il cioccolato vero, quello fondente, fatto bene, con cacao serio e non con surrogati, non ingrassa la coscienza, la nutre. È medicina travestita da peccato.
Morale (con copertura di cioccolato)
La prossima volta che qualcuno ti dirà che gli svizzeri sono prevedibili, ricordagli che è statisticamente impossibile annoiarsi mangiando 24 grammi di cioccolato al giorno. Ricordagli anche che, mentre noi ci scervelliamo su diete a punti, intermittent fasting e zuppe depurative, loro hanno tranquillamente deciso che la felicità si misura in tavolette.
E forse, in fondo, hanno ragione loro. Il vero segreto della neutralità svizzera non è la diplomazia, non sono le banche, non sono le montagne. È un quadratino di fondente che si scioglie lentamente sulla lingua mentre il resto del mondo si agita. Quando hai quel sapore in bocca, davvero, chi vuoi che ti faccia arrabbiare? Putin? Trump? Il vicino di pianerottolo? Macché.
Quindi, se quest’anno hai voglia di un viaggio davvero rilassante, lascia stare le SPA con i sali rosa dell’Himalaya. Prenota un weekend a Zurigo, ordina una tavoletta e siediti su una panchina. Da lì in poi, capirai tutto.
