La Cassazione l’aveva già detto, il nuovo Codice della Strada del 2024 l’ha confermato: il rosso non ti autorizza a guardare WhatsApp. E i touchscreen delle auto restano un’area grigia molto interessante.
È una scena che conosciamo tutti. Il semaforo diventa rosso, l’auto si ferma, lo smartphone è lì sul sedile. Tre secondi per controllare se il messaggio era di tua mamma o del capo, due dita sullo schermo, e ti sei guadagnato una multa fino a 1.000 euro più la sospensione della patente. Vediamo cosa è cambiato e cosa rischi davvero.
La Cassazione ha detto: “il semaforo non è una pausa”
La premessa è giuridica, ma semplice. L’articolo 173 del Codice della Strada vieta l’uso di smartphone, tablet e simili durante la marcia quando comportano l’allontanamento delle mani dal volante. Molti hanno sempre pensato: “ma se sono fermo al semaforo, non sto guidando, no?”. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza 23331 del 23 ottobre 2020, ha risposto in modo netto: la sosta al semaforo non è una “vera” sosta, è solo un’interruzione momentanea della circolazione. La “marcia” comprende anche le code e le attese al rosso. Tradotto: il telefono in mano costa caro anche con le quattro frecce mentali accese.
Cosa è cambiato dal 14 dicembre 2024 (e perché è più severo)
La novità importante è arrivata con la legge 177/2024, in vigore dal 14 dicembre 2024, che ha riformato il Codice della Strada inasprendo le sanzioni. Oggi, alla prima infrazione, ti aspetta una multa da 250 a 1.000 euro, la decurtazione di 5 punti dalla patente e una sospensione che va da 15 giorni a 2 mesi. In caso di recidiva entro due anni, le cifre salgono ulteriormente: multa fino a 1.400 euro, 10 punti in meno e patente sospesa fino a tre mesi. Non bastasse, se hai meno di 20 punti sulla patente, scatta in automatico anche la cosiddetta “sospensione breve”. Insomma, una piccola tragedia per chi aveva solo voglia di rispondere a un “ciao come stai”.
E i touchscreen delle auto moderne? L’elefante nella stanza
Qui le cose si fanno interessanti. Le auto di oggi hanno schermi sempre più grandi, dove devi toccare per cambiare canale, regolare il clima, aprire la mappa. L’articolo 173 non menziona espressamente questi dispositivi, e quindi sul punto resta un’area grigia. La regola pratica suggerita dai giuristi è semplice: un tocco rapido per cambiare la radio difficilmente verrà sanzionato. Un’interazione prolungata sul touchscreen, invece, può ricadere sotto l’articolo 141, che impone al conducente di mantenere sempre il pieno controllo del veicolo. Se in quel momento provochi un incidente, peggio ancora: la distrazione diventa concorso di colpa quasi automatico.
CarPlay e Android Auto restano ammessi, ma solo con comandi vocali brevi e senza distrazioni prolungate. Vivavoce e auricolari sì, purché tu senta bene da entrambe le orecchie. Tutto il resto, sostanzialmente, è zona di rischio.
Il vero punto: distrarsi costa caro, e non solo in soldi
L’uso del cellulare alla guida, secondo i dati delle forze dell’ordine italiane, è diventato la principale causa di incidenti stradali in Italia. Per questo il legislatore lo equipara, come pericolosità, alla guida in stato di ebbrezza. La multa, per quanto salata, è solo la parte visibile del problema: il rischio vero è arrivare a casa, non riuscire a riconoscere chi è sceso illeso da un’auto coinvolta in un incidente, e doversi chiedere se valeva la pena.
Quindi la prossima volta che il rosso ti dà tre secondi di respiro, prova l’esperimento più rivoluzionario del decennio: guarda fuori dal finestrino. Magari c’è una nuvola buffa, una persona che cammina, un cane che porta a spasso il padrone. Cose che WhatsApp, statisticamente, non saprà mai mostrarti.
