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Economia

Batterie, l’Italia fa scorta di energia: 919mila impianti di accumulo e una corsa da triplicare entro il 2030.

Di Enrico Tasca · 14 Settembre 2026 · 3 min di lettura

Quasi un milione di sistemi installati per 19 gigawattora di capacità, le “giga-batterie” che avanzano, un’asta nazionale che ha già prenotato i prossimi dieci e una pipeline di richieste da record. Viaggio nei numeri della nuova riserva strategica del Paese: l’elettricità messa da parte.

C’è una corsa silenziosa che sta cambiando il sistema elettrico italiano, e non riguarda pannelli o pale eoliche ma ciò che serve dopo: le batterie. Perché il sole di mezzogiorno vale poco se non puoi usarlo la sera, e l’Italia ha cominciato a fare scorte.

La fotografia: quasi un milione di impianti

I numeri ufficiali, elaborati da Italia Solare sui dati Gaudì di Terna, dicono che al 31 marzo 2026 risultavano connessi circa 919.000 sistemi di accumulo elettrochimici, per 18,8 gigawattora di capacità e 7,73 gigawatt di potenza; a fine giugno la capacità era già salita a 19,3 GWh, con 1.350 megawattora aggiunti nei soli primi sei mesi dell’anno. Tradotto: una riserva in grado di alimentare contemporaneamente milioni di elettrodomestici per diverse ore. Dieci anni fa era fantascienza; oggi è infrastruttura.

Chi sono: le case hanno fatto da apripista

Il grosso di questa flotta sta nelle abitazioni: oltre 11,4 GWh sono batterie abbinate a impianti fotovoltaici, quasi tutte di piccola taglia — il 59% tra 6 e 20 kW, un altro 36% sotto i 6 kW. Solo nel primo semestre 2026 se ne sono aggiunte più di 60.000. Ma il mercato sta cambiando pelle: il residenziale si è assestato dopo anni di boom (nel primo trimestre −9% di capacità connessa), mentre avanzano le “giga-batterie” stand-alone, impianti autonomi collegati direttamente alla rete: otto quelli entrati in funzione nel semestre, per 436 MWh. La geografia racconta lo stesso doppio binario: la Lombardia guida per numero di installazioni, la Sardegna per capacità, quasi tutta di grande taglia.

Quante ne stanno arrivando: la parte più impressionante

È qui che i numeri decollano. Gli scenari Terna-Snam fissano l’obiettivo al 2030 in circa 71,5 GWh di accumulo connesso alla rete, di cui 57,5 di grande taglia: rispetto ai 19 attuali significa più che triplicare in meno di cinque anni, viaggiando intorno ai 10 GWh l’anno. E la macchina si è messa in moto: circa 14 GWh risultano già contrattualizzati tra le aste MACSE — il nuovo meccanismo di Terna per l’accumulo, la cui prima gara ha assegnato un contingente di 10 GWh con consegna a inizio 2028, a prezzi vicini ai 13.000 euro per MWh all’anno, ben sotto le attese — e il Capacity Market. Alle spalle preme una pipeline monumentale: oltre 265 gigawatt di richieste di connessione per progetti di accumulo, tra cui circa 11 GW (una sessantina di GWh) già autorizzati dal Ministero e in attesa delle prossime aste. Non tutto si farà, ovviamente: ma la fila alla porta dice quanto capitale, italiano ed estero, consideri le batterie il grande affare elettrico del decennio.

Perché conviene (a tutti)

L’accumulo non è un vezzo tecnologico: è il pezzo che mancava. Le batterie immagazzinano l’energia solare quando abbonda e costa poco, per restituirla la sera quando la domanda sale e i prezzi pure; stabilizzano la rete, riducono gli sprechi di rinnovabili nelle ore di sovrapproduzione e limitano il ricorso alle centrali a gas nei picchi — con effetti calmieranti, nel tempo, anche sulle bollette. Per i territori significano cantieri e filiera; per il sistema Paese, meno dipendenza dalle importazioni nelle ore critiche.

In sintesi

L’Italia ha già messo in dispensa 19 gigawattora di elettricità, quasi un milione di impianti tra tetti di casa e grandi parchi batterie. Entro il 2030 la dispensa dovrà triplicare, e i contratti firmati più la coda di progetti in attesa dicono che la corsa è appena cominciata. La transizione energetica, alla fine, somiglia alla saggezza delle nonne: non basta produrre, bisogna saper mettere da parte.

Tag: #batterie #BESS #economia #energia #fotovoltaico #MACSE #rete elettrica #rinnovabili #sistemi di accumulo #storage #Terna #transizione energetica
Autore

Enrico Tasca

Economista

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