Cronaca della nascita del motore di ricerca più famoso del mondo: un matematico, un nipotino di nove anni, un garage e una digitazione frettolosa che ha fatto la storia
Usiamo Google decine di volte al giorno, dalla ricetta del tiramisù all’orario della farmacia di turno. Eppure raramente ci fermiamo a pensare a una cosa: quel nome buffo esiste perché qualcuno, una sera del 1997, ha sbagliato a digitare una parola. Il motore di ricerca più potente della storia nasce da un refuso. Raccontiamola tutta.
Un matematico, un bambino e una passeggiata nei boschi
Riavvolgiamo il nastro fino al 1920. Il matematico americano Edward Kasner cammina nei boschi del New Jersey con suo nipote di nove anni, Milton Sirotta, cercando un nome per un numero gigantesco: un 1 seguito da cento zeri. Si gira al bambino e gli chiede consiglio. Milton se ne esce con “googol”. Suona buffo, suona enorme, suona perfetto. Kasner lo inserisce nel suo libro “Mathematics and the Imagination” e da quel momento “googol” entra nei dizionari come la parola per un numero spaventosamente grande. Ottantasette anni prima che qualcuno pensasse di metterlo su internet.
Stanford 1995: due dottorandi e un’antipatia reciproca
Salto temporale. Università di Stanford in California. Larry Page, ventitreenne del Michigan, arriva al campus e gli viene assegnato come accompagnatore un certo Sergey Brin, russo emigrato a sei anni con la famiglia in America. Aneddoto storico: i due all’inizio si stavano antipatici. Discutevano di tutto. Poi le scintille sono diventate amicizia, e l’amicizia un’idea: un sistema per ordinare il caos del web. Lo chiamarono “BackRub”. Sì, “massaggio alla schiena”. Immaginatevi oggi a digitare “backrub.com” al posto di “google.com”. Non sarebbe stata la stessa cosa.
Il refuso che ha cambiato la storia (e che nessuno ha mai corretto)
Arriviamo al 1997. I due, abbandonato l’orribile “BackRub”, cercano qualcosa che desse l’idea della vastità infinita del web. Page si ricorda della parola del nipotino di Kasner e propone “Googol”. Brin approva. Solo che al momento di registrare il dominio, qualcuno digita per errore “Google.com” anziché “Googol.com”. Una loro collega di Stanford li avvertì del refuso il giorno dopo, ma ormai il dominio era registrato. Page e Brin si guardano, alzano le spalle, lo tengono così. Total svista. E pensare che oggi quel refuso vale circa due trilioni di dollari di capitalizzazione.
Il garage di Menlo Park (e una proprietaria di nome Susan)
Il 27 settembre 1998 Google Inc. nasce ufficialmente. Sede: un garage in affitto a Menlo Park, California. La proprietaria della casa? Si chiama Susan Wojcicki, una giovane donna che lavorava in marketing. Pochi mesi dopo abbandonerà il suo lavoro per entrare in Google, e anni dopo diventerà CEO di YouTube. Praticamente, ha affittato il garage a due ragazzi e ne è uscita miliardaria. La lezione: affittare casa è una buona idea, ma scegliere bene gli inquilini è un’arte.
Il primo finanziamento arrivò da Andy Bechtolsheim, co-fondatore di Sun Microsystems, che dopo dieci minuti di demo tirò fuori un assegno da 100.000 dollari intestato a “Google Inc.”. Peccato che la società non esistesse ancora. Page e Brin dovettero correre a fondarla per poter incassare l’assegno. Aneddoto magnifico, e tutto vero.
Il primo doodle? Una scusa per andare al Burning Man
Ultima chicca, la più bella. Il 30 agosto 1998, Page e Brin decidono di andare al festival del Burning Man nel deserto del Nevada. Sapendo che sarebbero rimasti irreperibili per qualche giorno, modificano il logo del sito mettendoci un omino stilizzato. Un avviso agli utenti: “se il sito non funziona, non rompete, siamo nel deserto”. Quel logo modificato è il primo doodle della storia. Oggi Google ne pubblica centinaia ogni anno. Tutto cominciato perché due geni della tecnologia volevano ballare nel deserto. Incredibile ma vero.
Per chiudere (con il punto interrogativo in testa)
La storia di Google è una delle più anti-eroiche della tecnologia. Un nome rubato a un bambino di nove anni, un dominio nato per un refuso, un’azienda fondata in fretta per incassare un assegno, un primo doodle creato per giustificare un’assenza. Nessun piano grandioso, nessuna visione cinematografica. Solo due ragazzi a Stanford, un’idea, un garage, qualche errore. Che oggi vale duemila miliardi di dollari.
