Dove sono, come ci si comporta, chi le frequenta davvero. E perché in Italia siamo, per pudore, più indietro di Francia e Spagna.
Diciamoci la verità: l’italiano medio davanti alla parola “spiaggia nudista” ha due reazioni possibili. Quella imbarazzata della nonna che si fa il segno della croce, e quella incuriosita del nipote che apre subito Google. In mezzo, la realtà silenziosa di circa 500.000 italiani che praticano naturismo, più di quanti vadano allo stadio una domenica qualsiasi. Eppure se ne parla pochissimo, come se fosse un tabù da fine Ottocento. Vediamo come stanno davvero le cose.
Dove sono: una dozzina di spiagge ufficiali, e qualche segreto in più
In Italia non esiste una legge nazionale sul naturismo: ogni Comune decide per conto suo. Le spiagge ufficialmente autorizzate sono una dozzina. La più storica è Capocotta a Ostia, la prima riconosciuta nel 2000. A seguire la celeberrima Bassona al Lido di Dante (Ravenna), riferimento di tutto il Nord; il Troncone vicino a Palinuro in Cilento; la spettacolare Guvano alle Cinque Terre, nascosta perché ci si arriva solo a piedi o a nuoto; la nuovissima Termitosa a Castellaneta Marina (Puglia), ufficiale dal 2024. Poi Chiavari e Tellaro in Liguria, San Saba in Sicilia, Punta della Suina a Gallipoli. Accanto a queste, ce ne sono decine tollerate: calette dove si pratica da quarant’anni e i bagnini fanno finta di niente.
Il galateo: tre regole che ti evitano figuracce
Sgombriamo il campo da un equivoco: in una spiaggia naturista non succede quello che pensano i film di terza serie. Le regole sono ferree, e i naturisti veri le fanno rispettare con un’occhiata che gela il sangue. Prima: l’asciugamano è obbligatorio quando ci si siede, sempre, igiene prima di tutto. Seconda: foto vietatissime, anche quelle “innocenti” al tramonto. Terza: nessun atteggiamento provocatorio, gli sguardi insistiti vengono notati e disapprovati. Il naturismo non è erotismo, è ambiente di famiglia. Letteralmente: a Capocotta una domenica di luglio incontri molte più famiglie con bambini che single in cerca di emozioni.
Donne o uomini? Le statistiche spiazzano (un po’)
Una ricerca YouGov pubblicata in sei Paesi europei ha smentito un cliché: il naturismo non è solo cosa da uomini. Lo è ancora leggermente di più tra gli uomini (più favorevoli, più curiosi), ma il divario con le donne si sta riducendo rapidamente. In Italia solo il 22% ha provato almeno una volta esperienze naturiste, contro il 60% dei francesi e il 75% dei danesi. Siamo, statistiche alla mano, fra i popoli più pudici d’Europa. Anche se ci raccontiamo il contrario.
Tra le donne italiane che lo praticano regolarmente, la motivazione più ricorrente è una sola: “non dover pensare al costume, alla cellulite, al rotolino, ai chili di troppo. Una pace mentale che vale tutto”. Una piccola, sacrosanta rivincita contro tutti i magazine di moda che ci hanno spiegato per cinquant’anni cosa dovevamo nascondere e cosa no.
Il paradosso italiano: ci stiamo perdendo un mercato d’oro
E qui arriva la chicca economica. In Europa ci sono 25 milioni di praticanti naturisti, 40 milioni in America, 70 milioni in tutto il mondo. La Francia ha 250 strutture ricettive dedicate al naturismo. L’Italia ne ha 12, e solo una sul mare. Un mercato turistico da centinaia di milioni di euro che lasciamo praticamente tutto al vicino di casa francese. Tradotto: ci scandalizziamo per le spiagge nudiste, e poi i nudisti tedeschi vanno a Cap d’Agde a spendere i loro soldi. Sempre la solita storia all’italiana: il pudore prima del PIL.
Con o senza asciugamano?
La verità è che il naturismo in Italia esiste, è diffuso, è praticato da mezzo milione di persone, ed è molto più innocente di quanto i bigotti vorrebbero farci credere. È fatto di silenzio, vento, sole, lettura sotto l’ombrellone e tuffi al tramonto. Non è una stranezza esotica: è semplicemente un modo diverso di stare al mare. Senza costume, ma soprattutto senza tutti quei pesi che il costume si porta dietro.
Quindi se quest’estate passi vicino a una caletta segnalata come naturista, prima di girare la testa con orrore, fermati un attimo. Magari non ti spogli (nessuno te lo chiede). Ma fatti una domanda: chi è più libero, chi è disteso al sole senza pensieri o chi è ancora preoccupato di nascondersi il rotolino sotto l’elastico del costume?
