Tragi-cronaca della prima Ferrari a batteria: ricaricabile alla colonnina come uno smartphone, silenziosa come un funerale, e con un design che sembra disegnato a San Francisco. Indovina? È stato disegnato proprio lì.
Ricordate quando, qualche giorno fa, ci eravamo lasciati parlando di paura dell’auto elettrica? Quando dicevamo che gli italiani ancora temono l’incendio, l’autonomia, il futuro? Bene, mentre l’italiano medio era ancora indeciso fra una Panda e una Dacia Sandero ibrida, il Cavallino Rampante ha pensato bene di trasformarsi in una pila Duracell da 550.000 euro. Si chiama Ferrari Luce, è stata presentata a Roma il 25 maggio, ed è ufficialmente la prima auto a pile della storia di Maranello. Sì, hai letto bene: pile. Quelle cose che da bambini trafugavamo per sabotare i cartoni animati di nostro fratello, oggi muovono il sogno proibito di mezzo pianeta. Il progresso, gente. Il progresso.
Una presentazione da capitolo storico (con qualche tonfo)
La presentazione, va detto, è stata grandiosa. Roma, Palazzo del Quirinale, Sergio Mattarella in persona ad accogliere John Elkann, Piero Ferrari e Benedetto Vigna. Cerimonia di Stato per una macchina che va avanti a batterie. Già qui, qualcosa scricchiola. Peccato che il giorno dopo, il titolo Ferrari abbia perso il 6,6% in Borsa, scendendo a 289 euro. Diciamo che il pubblico delle alte sfere finanziarie non l’ha presa benissimo. Gli analisti di Mediobanca hanno avvertito che la Luce “rappresenterà appena l’1% dei volumi totali” di Ferrari. Tradotto: hanno fatto la passerella al Quirinale per una macchina che venderanno in quantità inferiore agli orologi Hublot al polso di un calciatore della Roma. Bellissimo lavoro di marketing.
Il design: firmato Jony Ive (sì, quello dell’iPhone)
Ed eccoci al fattore più sorprendente. La Ferrari Luce non l’ha disegnata il Ferrari Design Studio, come da tradizione. L’ha disegnata Jony Ive, l’uomo che insieme a Steve Jobs ha inventato l’iPhone, con il suo collettivo LoveFrom da San Francisco. Maranello ha quindi affidato la prima elettrica della storia non a un torinese o a un emiliano, ma a un ex Apple che vive in California. Coraggiosa, oppure suicida. Vedremo.
Il risultato è una berlina cinque porte (sì, cinque, perché una Ferrari deve poter ospitare anche i parenti) lunga oltre cinque metri, con grandi vetrate continue e linee minimaliste. Sembra Apple, e infatti sembra fatta da Apple. Pierre-Olivier Essig, capo della ricerca di Air Capital, l’ha definita su Bloomberg “un mix tra Honda Accord EV e Tesla 3”. Tradotto in italiano corrente: hanno pagato Jony Ive a peso d’oro per ottenere qualcosa che assomiglia a una macchina giapponese di rappresentanza. Su Quattroruote la chiamano “la più divisiva di sempre”. Nei forum dei ferraristi i commenti sono ancora più caustici: “ha scalzato la Mondial degli anni ‘80 dal trono della Ferrari più brutta”; “da dietro mi ricorda l’Emiglio, e non è un complimento”; “Worst Ferrari Ever”. Insomma, il dibattito tecnico si è rapidamente trasformato in una gara a chi trova l’insulto più creativo.
E Montezemolo? Tuona dal suo divano
La sentenza che più ha fatto rumore è arrivata da Luca Cordero di Montezemolo, ex presidente Ferrari per oltre vent’anni: “Si distrugge un mito”, ha dichiarato. Sei parole, una pugnalata. E pensare che a Maranello c’è anche un fantasma molto ingombrante. Si chiama Enzo Ferrari, e a sentire i tifosi del Cavallino starebbe facendo nel suo letto eterno più capriole di un motore al limitatore. Enzo, ricordiamolo, considerava il motore il cuore stesso dell’automobile. La sua famosa frase “L’aerodinamica è per chi non sa costruire i motori” oggi suona vagamente profetica. Perché adesso il motore, di fatto, non c’è più. Al suo posto c’è una grossa batteria. Che, per quanto sofisticata, resta sempre quella cosa lì: una pila. Più grande di quella della torcia, sì. Ma pur sempre una pila.
Il rombo? Ce l’hanno messo gli ingegneri (con l’accelerometro)
Ed è proprio questo il punto più surreale. Per ovviare al silenzio assoluto dell’auto a pile, Maranello ha installato sulla Luce un sistema audio mutuato dalla chitarra elettrica: un accelerometro capta le vibrazioni reali della pila, le filtra, le equalizza e le amplifica come se fossero un vero rombo.Sì, hai capito bene: la Ferrari del futuro farà rumore, ma sarà un rumore costruito a tavolino. Un po’ come assistere a un concerto dal vivo sapendo che il cantante sta facendo playback. Un karaoke meccanico. Una pila che fa finta di essere un V12. Romantico per i nostalgici, deprimente per i puristi. Praticamente, è il TikTok delle Ferrari: un effetto sonoro sovrapposto a un’immagine. Adatto anche a chi vuole impostare “rombo modalità Lamborghini” la domenica, giusto per fare un dispetto.
Il prezzo: 550.000 euro per partire
Veniamo al dato che farà ridere chiunque legga questo articolo dal divano di casa: la Luce parte da 550.000 euro. Sì, partire. Perché tra personalizzazioni, optional, finiture su misura, sedili in pelle di renna del Polo Nord e tappetini cuciti a mano in Birmania, il prezzo finale schizza tranquillamente oltre il milione. Per dare una cifra di paragone: è più della Testarossa, che già costava 460.000 euro. È, in pratica, la Ferrari più cara del listino. E si sta parlando di un’auto semplicemente a pile. Avete presente un giocattolo Lego di Ferrari? Funziona con le batterie, sì. Solo che il Lego costa 89 euro cioè 5380 volte di meno. Riflettiamo tutti.
Morale (con telecomando in mano)
La Ferrari Luce è probabilmente la macchina più discussa del 2026. Bella o brutta? Geniale o suicida? Una scommessa o una capitolazione al cinese? Difficile dare una risposta secca. Quello che è certo è che, per la prima volta nella storia, una Ferrari si carica come un cellulare e si avvia con il pulsante come un drone giocattolo. E questo, per chiunque sia cresciuto sentendo i V12 in lontananza alle gare di Imola o Monza, è un piccolo trauma sentimentale. Non un dramma, ma uno schiaffo a quel ricordo lì.
Magari fra dieci anni guarderemo la Luce e la troveremo un capolavoro, come oggi guardiamo la 250 GTO. O forse la metteremo nell’elenco delle Ferrari da dimenticare, accanto alla Mondial e a qualche prototipo riuscito male. Per ora, una cosa la sappiamo: Maranello ha trovato il coraggio di mettere il proprio mito su due AA stilo. E qualunque sarà il verdetto della storia, una cosa è certa: la prossima volta che senti il rumore di una Ferrari, controlla che non sia il tuo aspirapolvere a batteria. Statisticamente, oggi, è quasi più probabile.
