Continua il viaggio nei cinema italiani de “ll Doge: Un ritratto della redenzione”, il documentario di Gianna Isabella Magliocco che racconta la storia personale di Giampaolo Manca, conosciuto come “il Doge” e legato alla Mala del Brenta. Una vita segnata dalla criminalità, quasi 37 anni trascorsi in carcere e il tentativo di fare i conti con il proprio passato. Il protagonista e l’autrice e regista incontrano il pubblico al termine delle proiezioni e le sale molto spesso tutte esaurite come nella recente occasione in terra padovana al Cineplex Moderno di Due Carrare. Nella serata condotta da Giacomo Brunoro e Jacopo Pezzan gli spettatori hanno potuto confrontarsi con il personaggio veneziano al centro della cronaca nera di molti decenni e la regista cresciuta in Canada e oggi attiva in Laguna.

Prodotto nel 2025 da Gate 67 Films e distribuito da PFA Films, il lungometraggio è stato presentato con il suo teaser durante l’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nell’ambito delle attività collegate al Venice Production Bridge e a ICFF Canada. Girato in bianco e nero, il lavoro segue Manca nel confronto con una biografia che continua a pesare sul suo presente, un uomo che prova a cambiare direzione, ma continua a interrogarsi sulla possibilità di perdonare sé stesso per i crimini commessi. Il film ripercorre l’infanzia difficile, l’ingresso giovanissimo nella criminalità e gli anni trascorsi in carcere, per arrivare alla vita di oggi e alla ricerca di una possibile redenzione. Al centro non c’è soltanto il racconto di ciò che è accaduto, ma una domanda più difficile: è possibile perdonare sé stessi dopo aver scontato la propria pena?

Il soprannome “Il Doge” risale agli inizi della vicenda criminale di Manca: a 17 anni partecipò al furto di dipinti nella Basilica dei Santi Giovanni e Paolo di Venezia, luogo di sepoltura di numerosi dogi veneziani; negli anni successivi la sua storia si intrecciò con quella della criminalità organizzata del Nordest e della Mala del Brenta. Complessivamente ha trascorso 36 anni, 8 mesi e 2 giorni in carcere, dodici dei quali in isolamento, ma il documentario sceglie di osservare soprattutto ciò che viene dopo. Oggi Manca racconta pubblicamente la propria esperienza e porta avanti attività rivolte anche ai giovani, cercando nel proprio impegno una forma di riscatto rispetto alla vita precedente.
