Luci e ombre sul mito di Sant’Agata Bolognese: tra giovani imprenditori sotto i trenta, eredi di famiglia, qualche figlio di papà annoiato e cimiteri di supercar nel deserto
Diciamoci la verità: quando una Lamborghini passa in strada, ci giriamo tutti. Anche quelli che giurano di odiarle. Anche quelli che dicono “sono volgari”, salvo poi fermarsi sul marciapiede a guardarla rombare via. È un fenomeno antropologico: il toro di Sant’Agata Bolognese ha questo potere. Ti fa girare la testa, e per qualche secondo ti fa anche un po’ invidia chi sta al volante. Ma chi è, davvero, quel signore o quella signora dentro? È un magnate del petrolio? Un calciatore della Roma? Un imprenditore digitale di vent’anni? O qualcuno che ha fatto il salto oltre le sue possibilità reali? Vediamoli, uno per uno.
L’identikit ufficiale: sempre più giovani, e sempre più orientali
Le ultime statistiche, raccontate dallo stesso CEO Lamborghini Stephan Winkelmann, hanno spiazzato tutti. L’età media del cliente Lamborghini è scesa sotto i 45 anni a livello globale. In Asia è scesa sotto i 30. Trenta. Trent’anni. Quell’età in cui in Italia molti ragazzi vivono ancora con i genitori e si fanno offrire il caffè dallo zio al bar. A Hong Kong, a Singapore, a Shanghai, è l’età in cui si firma il contratto per una Huracán nuova fiammante. Capite la differenza!
Chi compra Lamborghini, sempre secondo i dati ufficiali, ha mediamente cinque auto in garage. Per i modelli top di gamma si sale a dieci. Capito? Dieci. Quei vialetti pieni di supercar che vediamo nei film americani esistono davvero, e gli abitanti, statisticamente, sono per lo più sotto i quarantacinque anni. Il classico “nonno con la Lambo” è un mito sopravvalutato: oggi la maggior parte dei clienti è gente che è diventata ricca da sola, con start-up, tecnologia, criptovalute, o ha ereditato il patrimonio in giovane età.
Il portafoglio richiesto: niente trucchi, servono milioni
Le banche e i consulenti finanziari sono unanimi: per comprare una Lamborghini base – una Urus o una Huracán da circa 250.000 euro – bisognerebbe avere almeno 5 milioni di euro di liquidità e usare al massimo il 5% del proprio patrimonio. Per una Aventador da mezzo milione, servono 10 milioni di patrimonio netto come base teorica. La regola del buon senso, ovviamente, viene rispettata sempre. Quasi mai. Mai del tutto, diciamo. Vedremo perché.
Dove vivono i “lamborghinisti”?
Negli Stati Uniti, il mercato numero uno per Lamborghini, il 25% delle Lambo è venduto in California, seguita dalla Florida e da New York. Tre stati che, guarda caso, ospitano le più alte concentrazioni di multimilionari americani: i big della Silicon Valley, gli imprenditori della finanza newyorkese, i magnati immobiliari di Miami. In Asia, il mercato esplode tra Cina, Hong Kong, Giappone, Singapore. In Europa è la Germania a comprarne di più, seguita dal Regno Unito. E l’Italia? Pur essendo la patria della Lamborghini, si colloca soltanto al decimo posto nel mondo. In altre parole, noi che le costruiamo siamo tra quelli che, mediamente, le acquistano meno. Un apparente paradosso che racconta una verità semplice: le supercar seguono la ricchezza, non la geografia.
Le ombre: il “cimitero delle supercar” di Dubai
Ed ecco la parte oscura del mito. A Dubai, capitale mondiale del lusso esagerato, esiste un fenomeno chiamato “dump and run”: gli espatriati che si erano comprati la Lamborghini per fare scena, la abbandonano dove capita prima di scappare dal Paese. Motivo? A Dubai non pagare un debito è reato penale: rischi il carcere. Quindi quando finiscono i soldi, l’unica via d’uscita è prendere il primo aereo. Le Lambo restano, sole, ai parcheggi degli aeroporti o nei piazzali tra i grattacieli, ricoperte di sabbia.
Solo nei primi sei mesi del 2025, il Comune di Dubai ha sequestrato 1.387 veicoli e inviato oltre 6.000 avvisi ai proprietari. Una Lamborghini Urus da 250.000 euro è stata trovata abbandonata per sei anni interi nel centro di Dubai. Sei. Anni. Un tempo sarebbe stata l’auto più fotografata del quartiere. Oggi è rimasta lì, dimenticata, senza che nessuno si prendesse nemmeno la briga di smontarne i pezzi. Forse perché il vero paradosso del lusso estremo è proprio questo: ciò che per molti rappresenta un sogno irraggiungibile, altrove può diventare un oggetto talmente comune da passare inosservato.
Quelli che la comprano e se ne pentono in tre mesi
Un dealer wholesale americano ha raccontato su un forum di settore: “I miei migliori clienti sono i giovani che hanno appena fatto un colpo grosso – una start-up venduta, un’eredità arrivata, criptovalute esplose – e si comprano subito la Huracán. Ne rivendo almeno dieci all’anno. La storia è sempre la stessa: la amano per i primi due-tre mesi, poi se ne stufano. La macchina sta in garage, costa di assicurazione, di manutenzione, di posto, e gli amici hanno già visto il video su Instagram. Allora mi chiamano e io la rivendo per loro”. Tradotto: il sogno di una vita, vissuto per il tempo di un’estate.
Morale (con cinque marce e un’illusione)
La verità, in fondo, è questa: la Lamborghini è il sogno automobilistico più potente del mondo proprio perché è irraggiungibile per il 99,9% delle persone. Ma chi la raggiunge non sempre vive felicemente con lei. Per ogni magnate genuinamente appassionato, c’è un ragazzino che l’ha presa per impressionare gli amici di TikTok. Per ogni collezionista che la coccola, c’è un Lamborghinista di Dubai che la lascia sotto la sabbia. Per ogni appassionato che la guida con il sorriso autentico, c’è un finto ricco che l’ha presa in leasing oltre le sue possibilità.
Forse il vero lusso, alla fine, non è possedere una Lamborghini. È possederne una e non aver bisogno di farla vedere a nessuno. La distinzione, sottile ma fondamentale, è quella che separa il mito dalla messinscena. Pochi ci riescono. I pochi che ci riescono, di solito, hanno smesso di postarla. E ammettiamolo, sono pure i più affascinanti.
