Le vendite volano (+98,6% solo ad aprile), ma in concessionaria si entra con le stesse paure di vent’anni fa. Vediamo se sono giustificate, oppure no
Diciamoci la verità: l’italiano medio davanti a un’auto elettrica reagisce come davanti al sushi nel 1995. Curiosità, attrazione, e una vocina interiore che mormora “mah, non mi convince, magari un altro giorno”. Poi però la realtà fa il suo dovere: i dati UNRAE parlano chiaro. Ad aprile 2026 le immatricolazioni di auto elettriche in Italia sono cresciute del 98,6% sull’anno scorso, e nel primo quadrimestre del 72,8%.
E adesso il dato che spiazza: per la prima volta, il 64% delle elettriche è acquistato da privati, non più da aziende o noleggio. Tradotto: non sono più i fattorini di Amazon a comprarle. Siamo noi. Eppure, in concessionaria, le domande sono sempre le stesse. Vediamole.
“Ma quanti chilometri fa?”, la domanda che spiazza i venditori
Si entra dal concessionario, si saluta, si chiede il prezzo. Poi, ineluttabile come una rotatoria a Bologna, arriva: “Ma quanti chilometri fa con una carica?”. E qui scatta il delirio. Si pretendono auto da 1.000 chilometri di autonomia. Mille. Una distanza che, statistiche alla mano, gli italiani percorrono mediamente in due-tre settimane. Una massaia che porta i bambini a scuola, fa la spesa e va dalla suocera la domenica fa circa 35 chilometri al giorno. Un pendolare medio non supera i 50. Per arrivare a 1.000 chilometri ti servono due settimane di vita normale.
Eppure pretendiamo l’autonomia di un TIR che attraversa l’Europa. Curiosità nella curiosità: nessuno, ma proprio nessuno, ha mai chiesto al concessionario di una benzina “ma quanti chilometri fa col pieno?”. Eppure anche quelle si fermano. Eppure anche quelle hanno un limite. Solo che ci siamo abituati a fare benzina alla stazione di servizio. Con l’elettrica dobbiamo abituarci a ricaricarla a casa, mentre dormiamo. Una specie di yoga energetico domestico.
“E se prende fuoco?” – spoiler: succede 20 volte di meno delle termiche
La paura più pittoresca. Basta un video TikTok di una Tesla in fiamme in California e dieci milioni di italiani decidono che no, l’elettrica no. Peccato che le statistiche raccontino la storia opposta. Dati alla mano (Swedish Civil Contingencies Agency e National Transportation Safety Board): su 100.000 auto vendute, prendono fuoco circa 25 elettriche contro 1.530 a benzina o diesel. Le termiche, cioè, bruciano 20 volte di più. Le ibride, paradossalmente, sono ancora peggio: 3.475 incendi ogni 100.000. La macchina più pirotecnica del mercato è quella che molti scelgono pensando di essere “prudenti”.
Perché allora se ne parla così tanto? Semplice: un’auto elettrica che brucia fa notizia, una a benzina no. Anche se sono migliaia ogni anno. Il principio è lo stesso degli squali: ne muoiono pochissimi tra le persone, ma se ne parla più che delle macchine. Eppure a fare paura, in spiaggia, sono sempre loro.
Il vero ostacolo? La paura del cambiamento, non i numeri
La realtà è che la maggior parte dei dubbi sull’elettrico non riguarda l’auto. Riguarda noi. Cambiare abitudini è faticoso, e dopo decenni passati a fare il pieno alla pompa, l’idea di programmare una sosta lunga, di pianificare la ricarica, di accettare che l’auto sia un elettrodomestico più che una creatura urlante e fumante, ci destabilizza. Il problema non è il chilometro in più o l’incendio statisticamente irrilevante. È il pensiero di “doverci pensare”.
Morale (a presa elettrica)
Quindi la prossima volta che entrerai in concessionaria, prima di chiedere “ma quanti chilometri fa?”, fermati a pensare quanti chilometri fai tu, davvero, in un giorno medio. Quando lo avrai calcolato – di solito tra i 30 e i 60 – capirai che il problema dell’autonomia esiste solo nella nostra testa. L’elettrica non è perfetta, non è per tutti, e non è ancora la rivoluzione definitiva. Ma le paure che le associamo, francamente, hanno più a che fare con i nostri pregiudizi che con la realtà.
Del resto, anche le prime lavatrici facevano paura. Anche i primi telefonini. Adesso ne abbiamo sempre uno in mano. Lo stesso, probabilmente, succederà con il volante.
