Le curiosità del sanitario più frainteso del mondo: nato a corte a Parigi, diventato obbligatorio per legge solo da noi, e guardato con sospetto proprio da chi l’ha inventato. Con un colpo di scena finale targato 2020.
Ci sono invenzioni che dividono il mondo più della politica: il bidet è una di queste. Per un italiano è irrinunciabile come il caffè; per un americano è un oggetto misterioso; per un francese — e qui sta il paradosso — è un pezzo di storia rinnegato. Perché sì: il bidet l’hanno inventato proprio loro.
Nasce a corte e si chiama “cavallino”
Siamo nella Francia dei primi del Settecento. L’invenzione viene attribuita a Christophe des Rosiers, che ne avrebbe installato uno per i reali; il nome, letteralmente, significa “pony”: ci si sale a cavalcioni, e i francesi dell’epoca avevano il gusto della metafora equestre. All’inizio non è un sanitario ma un mobile elegante da camera da letto, roba da aristocratici: solo dal Novecento, con l’arrivo delle tubature in casa, trasloca in bagno accanto al water. Pare che perfino Napoleone fosse affezionatissimo al suo, in argento, tanto da citarlo nel testamento. L’imperatore che conquistò mezza Europa non si separava dal cavallino.
L’Italia se ne innamora per decreto ministeriale
Da noi il bidet sbarca nel 1785 grazie a Maria Carolina d’Asburgo, regina di Napoli, che ne volle uno nella Reggia di Caserta — dove si trova ancora. Si racconta che quasi un secolo dopo, i funzionari piemontesi alle prese con l’inventario della Reggia, non avendo mai visto nulla di simile, lo registrarono come misterioso “oggetto a forma di chitarra”. Da lì in poi è amore totale: la diffusione di massa arriva nel dopoguerra e nel 1975 lo Stato mette il timbro — il decreto ministeriale del 5 luglio impone che ogni bagno abbia “vaso, bidet, vasca da bagno o doccia, lavabo”. Risultato: il bidet è presente nella quasi totalità delle case italiane, primato mondiale, in coppia con il fedelissimo Portogallo che lo rese obbligatorio lo stesso anno.
La Francia lo ripudia
Nel 1970 il bidet stava nel 95% dei bagni francesi; vent’anni dopo era crollato al 42%, e la discesa continua. Le ragioni sono prosaiche: appartamenti cittadini sempre più piccoli, bagni ridotti al minimo, la doccia quotidiana che sembrava rendere tutto superfluo. A Parigi, tra un monolocale e l’altro, il cavallino non ci stava più. Così la patria del bidet è diventata il posto dove i turisti italiani aprono la porta del bagno d’albergo e restano interdetti: “Scusi, manca qualcosa”.
L’America e il grande equivoco
Negli Stati Uniti invece il bidet non è mai nemmeno entrato: presente in meno di una casa su dieci. Il motivo è un capolavoro di sfortuna storica. Nella Francia dell’epoca il bidet era diventato anche un attrezzo di lavoro dei bordelli: le prostitute lo usavano per lavarsi tra un cliente e l’altro, e gli si attribuiva perfino un’illusoria funzione anticoncezionale. Fu proprio lì che molti soldati americani lo videro per la prima volta, durante la Seconda guerra mondiale: e così, tornati a casa, nell’immaginario collettivo quel sanitario rimase per decenni associato non all’igiene ma al peccato — se stava nei bordelli, meglio tenerlo alla larga dal bagno di famiglia. Un equivoco morale durato ottant’anni. Poi arrivò il 2020: la pandemia, gli scaffali dei supermercati svuotati e la grande crisi della carta igienica — che, guarda caso, risparmiò proprio i paesi col bidet, Italia in testa. Da allora oltreoceano è iniziata la conversione: washlet giapponesi, doccette e bidet da avvitare al water, e convertiti entusiasti che dichiarano ai giornali di non poter “più vivere senza”, con tanto di modello da viaggio nello zaino.
Poi è arrivato l’asciugamano piccolo
La storia del bidet è una parabola perfetta: i francesi l’hanno inventato e dimenticato, gli americani l’hanno frainteso e ora lo riscoprono, i giapponesi l’hanno trasformato in un’astronave con telecomando. E noi? Noi l’abbiamo semplicemente preso sul serio, al punto da scriverlo in Gazzetta Ufficiale. Chiamateci pure il paese dei campanili e delle polemiche: ma su una cosa gli italiani sono uniti da Bolzano a Lampedusa. E ha la forma di una chitarra.
